Il sarto di San Valentino

 

Titolo: Il sarto di San Valentino
Autore:  Iuri Lombardi
Genere: Poesia
Editore: Ensemble (Link Acquisto)

 

Dalla sezione Il guanto di Brigitte

L’orologio batte l’ora nel pomeriggio,
rorido di bucato steso, tra le insidie
dei fili tesi il nodo indissolubile del vento
che si fa casa in una sera chiara;
lampi di approvazione attentano
di bave rosa la volta: ricordavo l’insegna
di un vecchio bistrot: quanti anni fa?
Nulla è impressionante quanto il presente.
Il corpo esulta sulla terra tra brandelli
d’acqua dolce. Ma non conosco sepoltura
migliore, quel senso vago della sosta,
se non nel restare in piedi, assonnato:
della terra so il credo, il mistero, la religione.
L’orologio batte l’ora del pomeriggio,
attonito smonta le sagome degli alberi neri:
l’esaltazione esplode e sono fiori di campo
i sorrisi votivi lasciati sulle labbra.

Recensione

Il sarto di San Valentino è una raccolta di poesia densa con metafore sottili che attentano al quotidiano.

La silloge è divisa in sei sezioni: Il corpo dell’apostata; Cappotto allo Stato; Il calendario di Abele; Il guanto di Brigitte; Cruciverba della croce e Il sarto di San Valentino.

Il sarto (il poeta) utilizza un sottile filo di luce per cucire la penombra densa del vestito che indossa, per presentarsi al mondo. Quell’abito può essere interpretato come lo scudo necessario per raccontare, per non soccombere a ciò che non riuscirà mai a sopportare, ma che comunque ha costruito parte del suo essere e delle parole che utilizza per liberarsi dallo stesso fardello. Il sarto è un poeta contemporaneo, della quotidianità, un artigiano del lavoro fatto con attenzione, è un uomo che ricorda le feste comandate, che rifiuta da credente, ma apprezza i valori precisi della famiglia, del ritrovarsi.

Il sarto vive una città moderna ed è consapevole che essa sarà la sua tomba di cemento; è un nostalgico, alla ricerca costante dei dettagli e del ricordo di un paese che è stato ammutolito dall’industrializzazione e ha perso il carattere e il profumo delle cose buone, fatte con genuinità.

Ho apprezzato molto il racconto del quotidiano e le poesie sulle festività del poeta che si presenta senza fede; ho apprezzato quell’equilibrio precario tra la penombra onnipresente e il filo di luce che può strapparsi, da un momento all’altro:  sarebbe così facile perdersi nell’oblio eppure il poeta resiste e cuce.

Moka