Archivi categoria: Racconti brevi

Perle di saggezza di Gabriele Peccati

L’ascensore si arrampica verso il reparto di ortopedia ed io rompo gli indugi. “Ti ricordi che giorno è oggi, Nonno?” Lui mi guarda inebetito, come se gli avessi appena chiesto se si può giocare a briscola da soli. “Lo sapevo, te lo sei scordato.” Gli infilo una piccola confezione regalo nella tasca della giacca di velluto. “Dalle questa e fai la faccia da pesce lesso”. Nella stanza affollata osservo i miei due ottuagenari preferiti. Nonna è ricoverata in ospedale con il femore fratturato. È caduta da una scala mentre spolverava.

Considera l’incidente come un segno divino e passa le sue giornate a recitare rosari. Nonno si annoia a lato della sedia a rotelle. L’ho strappato di primo mattino dal bar del paese e l’ho condotto in visita obbligata alla sua consorte. Lei decide di attaccare e gli fa notare che puzza di fumo. Lui prova a negare l’evidenza.

Seguono una decina buona di minuti dedicati alle filippiche della donna. Nonno promette solennemente che bagnerà i gerani tutti i giorni e che non lascerà stoviglie sporche per casa. Poi, con uno scenografico colpo di genio, estrae il pacchetto e glielo porge. Le dice solo “auguri”. Non ha la più pallida idea né di che ricorrenza si tratti né di cosa contenga. Nonna scarta il regalo e contempla le perle. Pensa al miracolo appena avvenuto. Si chiede come abbia fatto quel cialtrone del suo uomo a ricordarsi del loro sessantesimo anniversario di nozze. Nonno si compiace per la reazione gioiosa della sua principessa. Non vede l’ora di tornare alle sue partite a carte. Mentre scendiamo le scale del nosocomio, si accende una Marlboro e mi guarda. “Mi hai salvato” mi dice. “Poi ti restituisco quello che hai speso” aggiunge. So già che non rivedrò un euro, ma sono felice. Anche con l’inganno si può accendere un sogno.

 

Gabriele Peccati

Terzo classificato al Concorso “Prospettive differenti”

Sezione B – Racconto e fotografia

 

Biografia

Nato a Milano, laureato in Economia pentito e appassionato di letteratura “hard boiled”. Lavora come contabile in ambito No-Profit e nel poco tempo libero che rimane si diletta allenando giovani calciatori in erba. La sua vera ed unica specialità è quella di inventare favole per i suoi tre “piccoli”: Giovanni, Giacomo e Davide.

Boccioli di Cristina Allacciati

Giulia aveva tre anni e un sogno. Un desiderio piccolo come la sua età, delicata rosa spuntata un giorno di primavera sotto le sue ali da angelo. Il minuscolo bocciolo mutò negli anni le sue fattezze, mostrò timidamente i suoi petali eterei, per poi esplodere in tutta la sua bellezza, dipingendosi di cremisi. Giulia voleva ballare. Sognava di muoversi leggiadra su un palco, bianca e delicata come un cigno dal collo affusolato ma rossa dentro, come la sua rosa, per la passione che scoppiava in lei ogni volta che indossava le scarpette di raso.

Giulia è ora una ragazza quasi adulta; per anni ha innaffiato la rosa rossa con dedizione e sacrifici, con audizioni andate a segno, prova del suo talento. Ma un giorno il fiore prese tristemente fuoco; lo bruciò la sua insegnante, colei che avrebbe dovuto irrigarlo più di chiunque altro. Passò la fiamma sui petali ripetutamente, finché del sogno rimase solo cenere.

«Sei bassa, Giulia. Il tuo fisico non è adatto» disse più e più volte, con uno sguardo di profondo disprezzo e superiorità «Non sei perfetta. Non ce la farai mai». A molti suoi compagni di corso non furono risparmiate le stesse umiliazioni. Ci fu chi dimagrì, diventando il fantasma di se stesso. Chi non si accettò. Chi prese a pugni la vita, trovandosi pieno di lividi.

Giulia no, lei è forte. Ebbe il coraggio di abbracciare la sua bellezza e liberarsi pian piano da quella polvere di petali che nessuno poteva riportare intatti. La danza perse ogni attrattiva, marchiata a fuoco da chi non sapeva quanto eccezionale fosse essere diverso.

Giulia ha avuto l’enorme coraggio di cambiare strada e lungo il nuovo percorso spesso si accoccola nell’erba per raccogliere nuovi boccioli. Alcuni stanno già iniziando a screziarsi di cremisi.

 

Cristina Allacciati

Seconda classificata al Concorso “Prospettive differenti”

Sezione B – Racconto e Fotografia

 

Biografia

Diplomata in lingue straniere e pubblicità, ha lavorato come giornalista.
Della vita adora le mille forme d’arte, dalla poesia ai disegni, dalla natura ai profumi. Distratta e disordinata, solo perché nella sua testa sta nascendo qualche nuova idea.

Labirinti di Elisa Crosta

 

Il riflesso del sole tra le enormi colonne è accecante. Cammino piano, la terra del sentiero attutisce i miei passi.

Sento solo il fruscio delle foglie lontane, il vento leggero tra i rami più deboli.

Ho sempre avuto paura del silenzio. La notte non ho mai temuto il buio; prima di dormire, sentivo i rumori dalla cucina, mia madre parlare, la televisione accesa, il cane al piano di sopra. La paura arrivava soltanto quando d’improvviso mi svegliavo e non sentivo più nulla.

Cerco di pensare ad altro, concentrarmi sulla meta; guardo attentamente ogni angolo del labirinto di archi. Mi prude la gola, la lana del maglione pizzica e il sole invernale preme sulle tempie. Vorrei tossire ma non posso, ingoio la saliva e continuo a camminare.

Conosco questo posto, siamo già stati qui ma oggi, per la prima volta, sono solo, tocca a me.

Un rumore, una pietra che cade, un passo. Mi volto di scatto, guardo alle mie spalle tra le colonne più vicine. Non vedo nulla. Vorrei avere accanto mio fratello, più grande, più forte. Insieme a lui non ho paura di nulla, anche in mezzo a loro.

Ma ho deciso io di andare da solo, è il mio momento. Devo essere un leone a caccia delle sue prede, un leopardo velocissimo, devo vincere. In lontananza la tana, la salvezza, la gloria della vittoria o la straziante delusione di un fallimento.

Respiro, gonfio il petto, cammino con passi più svelti e sicuri.

Attraverso deciso le ultime arcate, tra i pilastri di pietra freddi. È la direzione giusta.

Sono loro: il riflesso delle ombre sul muro di roccia, immobili. La punta di una scarpa da tennis blu. Un ultimo passo deciso, quasi senza respirare, punto le mani sulle pietre, li vedo, urlo con tutta la forza che ho “Visto Pietro, visto Mattia!”

Corro con il cuore in gola verso la tana. Oggi vinco io!

 

Elisa Crosta

Prima classificata al Concorso “Prospettive differenti”

Sezione B – Racconto e Fotografia

 

 

Biografia

Vive e lavora tra Genova e Roma. E’ laureata in Comunicazione di massa all’Università di Torino. Scrive per passione, da sempre. Ha seguito alcuni corsi di scrittura. Da poco ha iniziato a partecipare ai Concorsi Letterari, ottenendo significativi risultati.