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FREDDO

Fisso la mia immagine riflessa nel vetro, fisso i binari. Flussi di vita che si alternano. Persone che durante il giorno programmano la loro vita, sezionano ore e minuti; che vivono di sogni o semplicemente avvolte nella quotidiana routine. Oggi fa freddo. Ma non è solo il freddo dovuto al clima, è quel freddo che ti parte dentro, che per quanto mi possa coprire non sparirà. Mi chiamo Youssof, sono un professore. Vengo dalla Nigeria ma potrei dire che vengo dal Sudan, dal Congo, tanto per molti di voi non farebbe alcuna differenza, siamo come i cinesi, tutti uguali. Il posto da dove arrivo è impregnato di sangue e violenza, ma ora ho voglia solo di ricordare la corse delle antilopi davanti a un tramonto infuocato e l’alternarsi delle stagioni. Ma quel posto non sarà più casa mia. La mia famiglia è stata spazzata via da crude atrocità mascherate da fondamentalismo religioso che usa Dio solo come paravento.

Mi gridano “Torna al tuo paese” con il tono di chi si sente superiore, non tanto diverso dagli integralisti da cui sono scappato e che massacravano donne e bambine. A loro vorrei prestare per un giorno i miei occhi. Fargli vedere dove ho vissuto, cosa ho dovuto vedere, mio malgrado, da cosa sono scappato. Vorrei dargli per un giorno il freddo che ho dentro, che paralizza il corpo e i pensieri. La vita che vivo per strada con un sacchetto di plastica e con una fotografia, acqua e ore piene di ansia pensando a come cavarmela.

Vorrei dar loro la speranza di avere una casa. Di un gesto semplice come prendere le chiavi, aprire la porta e sentire il profumo di una zuppa di sapori antichi. Far vivere loro la sensazione di freddo, e del suo dissolversi immediato per uno sguardo dolce, per un sorriso sincero di un bambino.

Guardo i miei occhi rossi dal pianto, gli occhi di un Uomo.

 

Franco Tripodi

Terzo classificato al Concorso “Finestre sul mondo”

Sezione B – Racconto e fotografia

Biografia

Appassionato di fotografia in particolare della street photography. Il vedere il mondo da questa prospettiva, con occhio fotografico, l’ha spinto a mettere in parole ciò che osserva. Scrive brevi racconti sul blog “Appunti di viaggio quotidiano” e sulla pagina frakytraboda.wordpress.com.

Menzione

Una scrittura per immagini di rara sensibilità. Il mondo, visto da un vetro è sempre condizionato da quello che ci portiamo dentro, dalla nostra storia, dalle nostre emozioni. È una realtà mutevole talvolta così difficile da accettare che i nostri occhi pian piano si spostano direttamente sul vetro, facendo sfumare lo sfondo. In quel momento siamo soli e forse abbiamo più paura.

LA LINEA BLU

La piccola Maddalena non aveva mai visto il mare. Quella mattina suo padre voleva farle un regalo. Aveva preso un permesso dal lavoro per stare con lei, l’aveva caricata in macchina che ancora dormiva e dopo un’ora e mezza di viaggio erano alla spiaggia.  

Maddalena aprì gli occhi e le parve di essere ancora immersa nel sogno di poco prima. Suo padre la posò a terra, i piedini nudi toccarono la sabbia fredda e la bambina saltellò come se scottasse. Poi, con lo stesso passo eccitato, si avvicinò all’acqua e si accovacciò goffamente, nel vano tentativo di afferrarla. Suo padre la trattenne, per evitare che cadesse, ma non riuscì a sottrarla all’onda che stava arrivando, e che le bagnò il volto e i vestiti. Maddalena si strofinò gli occhi con le morbide manine, un po’ confusa ma per niente spaventata. Anzi, non appena la stretta del padre si allentò un poco, ritentò nell’impresa di abbracciare quell’immensa massa d’acqua e questa volta ci riuscì, finendoci a capofitto. Allora pianse, ma solo per qualche istante, perché suo padre la prese subito fra le sue braccia e la cullò, sussurrandole all’orecchio parole incoraggianti. Quindi la posò di nuovo a terra, in piedi sulle sue esili gambe, e le prese la mano. Insieme a lei restò immobile a contemplare l’orizzonte.  

Maddalena era ancora troppo piccola per capire cosa significasse appartenere alla riva opposta del mare, arrivare da tanto lontano e cercare il proprio posto in una terra straniera, trovarlo a fatica e lottare per mantenerlo.  

Sorrideva, Maddalena, guardando incantata il punto in cui cielo e mare si toccavano, e non poteva sapere che oltre quella linea blu c’era qualcosa, c’era il passato. 

Sorrideva, l’uomo, guardando la bambina, e in cuor suo sapeva che lì, proprio nelle sue mani, c’era il futuro. 

 

Marianna Vitale & Filippo Drudi 

 

Secondi Classificati al Concorso “Finestre sul mondo”

Sezione B – Racconto e fotografia

 

 Biografia

Marianna Vitale (classe 1993),  riminese, ha pubblicato due romanzi per ragazzi, è laureata in Culture e Tecniche della moda e attualmente frequenta un Master in Sviluppo Creativo e Gestione delle Attività Culturali. 

Filippo Drudi è un fotografo nato a Rimini nel 1985. I suoi progetti “Chimere Urbane” e “I numeri non esistono” sono stati esposti presso i festival fotografici SiFest OFF e  Fotocontronti OFF. 

Menzione

È la sfida dell‘esistenza raccontata in poche, essenziali, righe. Il mare, l’acqua gigantesca e accogliente sublima la serena accettazione della finestra sul futuro. La linea dell’orizzonte solo in apparenza segna un confine. Per l’autore le frontiere sono sempre mobili ed esili, per il lettore un percorso libero che lo stimolerà  a riflettere sulla drammatica ed egoista società contemporanea.  

 

SEGNALAZIONE USCITA – Quando andavo in bicicletta

Titolo: Quando andavo in bicicletta
Autore: Anna Pasquini
Genere: Racconti
Editore: Associazione Akkuaria (Link Acquisto)
Data di pubblicazione: Marzo 2018

Biografia Autore

Anna nasce nel 1979 a Roma, dove vive e lavora. Si diploma al Liceo Classico e poi si iscrive alla Facoltà di Lingue e Civiltà Orientali alla Sapienza, scegliendo il Giapponese come lingua quadriennale. Durante gli anni di Università fa diverse esperienze lavorative in vari settori e a contatto col pubblico, anche negli Stati Uniti, che le offrono interessanti spunti per i suoi racconti. Dal 2017 partecipa a numerosi concorsi letterari nazionali, ottenendo discreti risultati. Attualmente lavora come Assistente del CEO presso un’importante industria spaziale. E’ finalista al Concorso “Finestre sul mondo”.

Dalla prefazione

L’ambiente intorno al quale i personaggi di questo racconto agiscono e si muovono è quello della città di Roma, dove l’Autrice vive, ma non quello storico del mondo classico. Nessun riferimento a monumenti, chiese o piazze che neppure incidentalmente appaiono nei racconti ma semplicemente a qualche espressione tipicamente romanesca. Analogamente i personaggi non sono quelli storici dei tempi dei Cesari né quelli dei Papi o dei Savoia di primo impatto ma quelli popolani dei nostri giorni e che tutt’al più risalgono al periodo dell’ultima guerra. Anche gli argomenti di ogni singolo racconto sono ancorati alla nostra epoca e trasmettono modi di pensare e di agire tipicamente recenti e sono intrisi di umanità popolare, istintiva e non stantia, per niente permeata da melense romanticherie moderne basate sul sesso o su barbose considerazioni di tipo religioso politico e morale.

UNA FINESTRA A NEW YORK

New York ha milioni di finestre. Nelle passeggiate pomeridiane sulla High Line che serpeggia fra le case all’altezza dei primi piani, amo osservarne una, priva di tende, con vetri quadrati incorniciati da infissi neri. Intravedo un salotto, un tavolo in legno, un divano con cuscini colorati e un’alogena che diffonde una luce soffusa. Vedo spesso un bambino girato di spalle. Avrà una decina d’anni, capelli castani, corporatura esile. Disegna o scrive, forse fa i compiti; a volte si sposta nella stanza camminando o saltellando in un gioco solitario. Sembra un piccolo elfo. Prima di arrivare al punto in cui scorgerò la finestra, gioco a indovinare se lo vedrò o se la stanza sarà vuota. Una volta era affacciato, il viso tra le mani, i gomiti appoggiati sul davanzale: osservava distrattamente le persone che transitavano. Sembrava non vedere nessuno, aveva l’espressione annoiata, ignaro che una vecchia signora lo stesse guardando. Poi si girò e riprese a disegnare. Vorrei sedere con lui sul divano dai cuscini colorati; gli racconterei storie di re e regine, di fate e streghe, accarezzandolo sulla testa dai capelli lisci e sottili. O forse sarebbe lui a raccontarmi strane storie di eroi che non conosco. David. Lo chiamo così e, mentre passeggio, dentro di me, parlo con lui, immaginando di tenerlo per mano. È un bimbo solo in una grande casa e ne percepisco l’infelicità; forse i genitori sono al lavoro e la colf impegnata altrove. O David è, al contrario, un bimbo felice e non ne vuol sapere di racconti ammuffiti. Forse l’infelicità che avverto è la mia, ma non mi abbatto: ogni pomeriggio, passeggiando sulla High Line, ho un appuntamento con la finestra di David. Sogno che mi saluti e gridi, aprendo i vetri: “Vieni, nonna Iris!”

Aurelia Rossi

Prima classificata al Concorso “Finestre sul mondo”

Sezione B – Racconto e fotografia

Biografia

Nata a Cremona, è psicoterapeuta. Insegna psicologia dinamica presso la Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica di Ravenna (sezione staccata di Mantova) e presso il Centro di Psicoterapia Psicoanalitica di Calvatone (CR). Ha pubblicato vari libri.

Menzione

Una visione che è un percorso, breve e significativo, condotto nella penombra dove i contorni netti sfumano nella luce soffusa. Un bambino che è anima dell’esistenza, caratterizzata da questo procedere nella mutabilità incessante dell’essere e dell’esistere, della rivelazione e dell’offuscamento, un’incertezza simbolicamente incarnata nel suo divenire, costante sogno. È la magia della scrittura che si innerva in queste righe nelle quali il vero e l’illusione diventano indistinguibili.

VINCITORI IV EDIZIONE CONCORSO ASS. LICENZA POETICA

Sezione A – Poesia e Fotografia

Prima classificata Laura Ferrara con “Finestre Dentro”

Premiazione 4° Concorso Poetico Fotografico “Licenza Poetica” – Lesa 24 marzo 2018

Secondo classificato Diego Baldassare con “Faggeta”

Premiazione 4° Concorso Poetico Fotografico “Licenza Poetica” – Lesa 24 marzo 2018

Terza classificata Greta Meroni con “Una finestra sul mondo”

Premiazione 4° Concorso Poetico Fotografico “Licenza Poetica” – Lesa 24 marzo 2018

Sezione B – Racconto e Fotografia

Prima classificata Aurelia Rossi con “Una finestra a New York”

Premiazione 4° Concorso Poetico Fotografico “Licenza Poetica” – Lesa 24 marzo 2018

Secondi classificati Marianna Vitale e Filippo Drudi con “La linea blu”

Premiazione 4° Concorso Poetico Fotografico “Licenza Poetica” – Lesa 24 marzo 2018

Terzo classificato Franco Tripodi con “Freddo”

Premiazione 4° Concorso Poetico Fotografico “Licenza Poetica” – Lesa 24 marzo 2018

Fotografie di Claudio Lepri

 

Spettacolo e Premiazione Concorso “Finestre sul Mondo”

Anche quest’anno lo spettacolo e la premiazione della IV Edizione del nostro concorso letterale, poetico e fotografico si terrà nella magica cornice dell’Ex Società Operaia di Lesa (NO) affacciata sul Lago Maggiore.
L’Evento si terrà il 24 marzo alle ore 18 e sarà patrocinato dal Comune di Lesa.
Ci teniamo a comunicare che l’appuntamento è aperto a Tutti; Vi invitiamo a non perdere lo spettacolo teatrale con cui verranno declamati i vincitori della IV Edizione del nostro Premio e la premiazione dei finalisti.
Vi aspettiamo numerosi!
Per qualsiasi informazione scrivete alla nostra e-mail

Finalisti della IV Edizione del Concorso Poetico Fotografico “Finestre sul mondo”

Quest’anno la Giuria ha scelto 10 finalisti della sezione A e 10 finalisti della sezione B.  Hanno partecipato alla selezione 200 Opere.

L’ordine con cui sono segnalati i finalisti, di entrambe le sezioni, non ha nulla a che vedere con la graduatoria ufficiale che sarà svelata solo durante l’evento del 24 marzo 2018 a Lesa (NO) presso l’Ex Società Operaia.

 

SEZIONE A – POESIA E FOTOGRAFIA

 

FAGGETA di BALDASSARE DIEGO

SILENZIO CRISTALLINO di CHIESURIN ALESSANDRO

COLORATO SILENZIO di DI STEFANO MAURA

FINESTRE DENTRO di FERRARA LAURA

A EMILY di GABRIELLI MATTEO

SENZA TITOLO di GAUDIANO VINCENZO

UNA FINESTRA SUL MONDO di MERONI GRETA

IL DUBBIO di NASTI BIAGIO & DEL VECCHIO MICHELE

ATTESA di PIVATO ORIELLA

LA FINESTRA DEL MONDO di ZIGLIA CAMILLA  & PELLEGRINO ROSSANA

 

 

SEZIONE B – RACCONTO BREVE E FOTOGRAFIA

 

TARAXACUM OFFICINALE di BONASIA GIUSEPPE

ACQUA di BRUSO’ FRANCESCO

UNA GRAN VOGLIA DI PUNIZIONE di CARDINI SONIA

IL REGALO di FELICIANI FRANCO

NON CI SONO LE PIU’ LE MANI di PARENTE LUIGI REMO

ESTASI NOTTURNA di PASQUINI ANNA

UNA FINESTRA A NEW YORK di ROSSI AURELIA

IL FRASTUONO DI UN NO di SASSAROLI MATTIA e DURANTE ELENA

FREDDO di TRIPODI FRANCO

LA LINEA BLU di VITALE MARIANNA & DRUDI FILIPPO

Perle di saggezza di Gabriele Peccati

L’ascensore si arrampica verso il reparto di ortopedia ed io rompo gli indugi. “Ti ricordi che giorno è oggi, Nonno?” Lui mi guarda inebetito, come se gli avessi appena chiesto se si può giocare a briscola da soli. “Lo sapevo, te lo sei scordato.” Gli infilo una piccola confezione regalo nella tasca della giacca di velluto. “Dalle questa e fai la faccia da pesce lesso”. Nella stanza affollata osservo i miei due ottuagenari preferiti. Nonna è ricoverata in ospedale con il femore fratturato. È caduta da una scala mentre spolverava.

Considera l’incidente come un segno divino e passa le sue giornate a recitare rosari. Nonno si annoia a lato della sedia a rotelle. L’ho strappato di primo mattino dal bar del paese e l’ho condotto in visita obbligata alla sua consorte. Lei decide di attaccare e gli fa notare che puzza di fumo. Lui prova a negare l’evidenza.

Seguono una decina buona di minuti dedicati alle filippiche della donna. Nonno promette solennemente che bagnerà i gerani tutti i giorni e che non lascerà stoviglie sporche per casa. Poi, con uno scenografico colpo di genio, estrae il pacchetto e glielo porge. Le dice solo “auguri”. Non ha la più pallida idea né di che ricorrenza si tratti né di cosa contenga. Nonna scarta il regalo e contempla le perle. Pensa al miracolo appena avvenuto. Si chiede come abbia fatto quel cialtrone del suo uomo a ricordarsi del loro sessantesimo anniversario di nozze. Nonno si compiace per la reazione gioiosa della sua principessa. Non vede l’ora di tornare alle sue partite a carte. Mentre scendiamo le scale del nosocomio, si accende una Marlboro e mi guarda. “Mi hai salvato” mi dice. “Poi ti restituisco quello che hai speso” aggiunge. So già che non rivedrò un euro, ma sono felice. Anche con l’inganno si può accendere un sogno.

 

Gabriele Peccati

Terzo classificato al Concorso “Prospettive differenti”

Sezione B – Racconto e fotografia

 

Biografia

Nato a Milano, laureato in Economia pentito e appassionato di letteratura “hard boiled”. Lavora come contabile in ambito No-Profit e nel poco tempo libero che rimane si diletta allenando giovani calciatori in erba. La sua vera ed unica specialità è quella di inventare favole per i suoi tre “piccoli”: Giovanni, Giacomo e Davide.

Boccioli di Cristina Allacciati

Giulia aveva tre anni e un sogno. Un desiderio piccolo come la sua età, delicata rosa spuntata un giorno di primavera sotto le sue ali da angelo. Il minuscolo bocciolo mutò negli anni le sue fattezze, mostrò timidamente i suoi petali eterei, per poi esplodere in tutta la sua bellezza, dipingendosi di cremisi. Giulia voleva ballare. Sognava di muoversi leggiadra su un palco, bianca e delicata come un cigno dal collo affusolato ma rossa dentro, come la sua rosa, per la passione che scoppiava in lei ogni volta che indossava le scarpette di raso.

Giulia è ora una ragazza quasi adulta; per anni ha innaffiato la rosa rossa con dedizione e sacrifici, con audizioni andate a segno, prova del suo talento. Ma un giorno il fiore prese tristemente fuoco; lo bruciò la sua insegnante, colei che avrebbe dovuto irrigarlo più di chiunque altro. Passò la fiamma sui petali ripetutamente, finché del sogno rimase solo cenere.

«Sei bassa, Giulia. Il tuo fisico non è adatto» disse più e più volte, con uno sguardo di profondo disprezzo e superiorità «Non sei perfetta. Non ce la farai mai». A molti suoi compagni di corso non furono risparmiate le stesse umiliazioni. Ci fu chi dimagrì, diventando il fantasma di se stesso. Chi non si accettò. Chi prese a pugni la vita, trovandosi pieno di lividi.

Giulia no, lei è forte. Ebbe il coraggio di abbracciare la sua bellezza e liberarsi pian piano da quella polvere di petali che nessuno poteva riportare intatti. La danza perse ogni attrattiva, marchiata a fuoco da chi non sapeva quanto eccezionale fosse essere diverso.

Giulia ha avuto l’enorme coraggio di cambiare strada e lungo il nuovo percorso spesso si accoccola nell’erba per raccogliere nuovi boccioli. Alcuni stanno già iniziando a screziarsi di cremisi.

 

Cristina Allacciati

Seconda classificata al Concorso “Prospettive differenti”

Sezione B – Racconto e Fotografia

 

Biografia

Diplomata in lingue straniere e pubblicità, ha lavorato come giornalista.
Della vita adora le mille forme d’arte, dalla poesia ai disegni, dalla natura ai profumi. Distratta e disordinata, solo perché nella sua testa sta nascendo qualche nuova idea.