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Segnalateci i vostri eventi

Pubblicizziamo presentazioni e/o eventi interessanti. Mandateci una mail a info@licenzapoetica.com con i dettagli dell’evento e la locandina, se lo riterremo idoneo, lo pubblicheremo in un post sul Sito e/o sulla nostra pagina FB.

Se decidete di inviarci una mail accompagnatela con :

  • la locandina (in formato jpg)
  • se trattasi di una presentazione di un libro, inviateci anche un estratto (mezza pagina) e/o una citazione; se, invece, è una manifestazione, dateci un assaggio di quello che comprenderà.

I dettagli giusti possono fare la differenza. Grazie!

Presentazione del Romanzo “Profumo d’ottobre. Un autunno di ricordi”

Vi segnaliamo la presentazione del primo volume della trilogia di “Profumo d’ottobre” che si terrà domenica 29 ottobre a Sparanise (CE) per chi fosse in zona consigliamo di non mancare all’incontro!

Sinossi

È l’alba della seconda guerra mondiale, l’adolescente Claudia resta orfana e unica ereditiera del patrimonio di famiglia. L’arrivista e spietato zio Alberto la rinchiude in un istituto scolastico che agli occhi della giovane appare come una prigione, dove bisogna rispettare regole e orari. Tutto è triste, buio e troppo silenzioso intorno a lei, come la sua vita, quando incontra Vanni, prestante scugnizzo napoletano, solare, bello ma… Per Claudia è subito amore, passionale e travolgente, ostacolato da alterne vicende e dall’amica/rivale Benedetta. Sarà la guerra a spezzare le catene, a mostrare la labilità della vita, a rendere necessaria la ricerca di un senso a tutto, tra la morte, gli addii, i ritorni e le speranze. Sangue e polvere su una terra, Napoli, che, solare e irrequieta, crollerà insieme ai suoi palazzi, insieme ai suoi figli: vittime, eroi, carnefici… in quegli anni cupi per tutto il mondo: “…anni in cui io e i miei amici eravamo giovani e lo avevamo dimenticato.”.

Estratto

Distrassi solo un attimo lo sguardo, quando qualcosa attirò la mia attenzione: un ragazzo attraversava il cornicione all’altezza della mia finestra. Aggrottai le sopracciglia e mi affacciai, mentre lui s’era già portato più avanti. Aggiustando gli occhiali, vidi che era alto e bruno e indossava la coppola. Lui s’accorse che qualcuno lo guardava e si voltò verso di me; restai folgorata dal suo sguardo, gli occhi erano neri, proprio come quelli di mio padre.

Uè, bambulella bella, che c’è? Ti ho spaventata? Scusami, non era mia intenzione. – mi disse.

– Io non ho detto niente e comunque che cosa ci fai sul cornicione? – gli chiesi, mostrandogli l’altezza col dito. Lui guardò di sotto, poi sorrise e non potei fare a meno di ammirare la sua bella dentatura bianca che contrastava con la pelle arsa dal sole estivo.

– Mi piaci, – commentò – un’altra al posto tuo avrebbe urlato. Qui sono tutte mocciose e fifone. Sei nuova? Non ti ho mai vista.

Sorrisi anche io. Mi sembrava tanto surreale parlare tranquillamente con un ragazzo attaccato al cornicione.

– E infrangi spesso il regolamento per accorgerti che sono nuova?

– Perché, esiste un regolamento?

Com’era simpatico e com’erano belli i suoi occhi.

– Adesso scusa, – riprese – devo andare, altrimenti mi scoprono.

– E dov’è che vai? Non ci sono le lezioni estive?

– Bambolina bella, è luglio, con questo caldo me ne sto chiuso in aula? Me ne vado al mare. – mi strizzò l’occhio.

– Al mare? Bello.

Lui socchiuse le palpebre, sembrava non credere alle mie parole; dopo un po’ continuò – Vuoi venire anche tu?

La Montagna Raccontata

Il CAI organizza la II Edizione de “La Montagna Raccontata” presso la sede di Castellanza (VA), per gli appassionati di poesia e non lo so, consigliamo di non perdervi il reading poetico del 15.11.2017 di alcune opere tratte dall’ultima “fatica” letteraria di Camòrs “”Il Rosa” nell’anima”, nostro socio co-fondatore, alpinista e scrittore.

La cosa più abbondante sulla terra è il paesaggio”. Con questa citazione dall’incipit del libro “Una terra chiamata Alentejo”, del Premio Nobel per la letteratura Josè Saramago  vorrei introdurre questa serata dedicata ad un profilo che da sempre caratterizza il paesaggio appunto, della nostra terra: Il Monte Rosa. L’idea ha radici lontane e nasce da una mostra fotografica, di Mauro Del Romano, dal titolo “#36 vedute del Monte Rosa”, in omaggio al maestro giapponese Katsushika Hokusai ed ad alla sua opera 36 vedute del Monte Fuji.

Hokusai dipinse il profilo del Fuji, per onorare una montagna sacra nella cultura del Giappone, ma anche per materializzare l’affetto verso quel profilo che caratterizzò il panorama della sua vita.

Così, tra il Dicembre 2016  e Gennaio 2017 , la mostra “#36 vedute del Monte Rosa” ha materializzato l’attenzione, l’affetto e la bellezza che i cittadini della provincia varesina individuano e assaporano in quella montagna nell’orizzonte di Nord-Ovest.

Dalla comune passione per la montagna, e il Monte Rosa in particolare, è scaturita l’idea di  una evoluzione e collaborazione come tributo emozionale al Monte Rosa visto da lontano e al profondo legame che si genera nei riguardi della sua figura, caposaldo nel panorama della terra d’Insubria. Un connubio che unisca le meravigliose immagini catturate da Mauro con le poesie Stefano Camòrs Guarda, cercando di creare un motivo d’ispirazione che porti all’affioramento degli aromi della bellezza estetica del monte e che materializzi, al contempo, il gusto del pensiero recondito che tale immagine genera nella mente e nell’animo umano.

Il progetto nasce come reading poetico, didascalico della proiezione fotografica, accompagnata da sottofondo musicale che prende il nome di: Il “Rosa” nell’anima.

L’evento è costruito sulla base di 20 foto e 20 poesie, suddivise nelle quattro stagioni dell’anno. Annualità, che oltre a catturare le più vibranti sfumature di luce riflessa dalla montagna, richiama un’analisi più intimista di altre prospettive, utilizzandola come metafora della vita umana.

Un viaggio nel tempo e nello spazio, che parte dal lontano Giappone del secondo ‘700 per giungere al Varesotto del terzo millennio, consapevoli che se anche cambiano gli orizzonti tecnologici, la riscoperta di ataviche emozioni diviene semplicemente umana  sopravvivenza.

Selezione per Antologia “Acqua dolce, acqua salata”

La chiusura del bando per l’invio delle opere è stata prorogata al 30 novembre.

L’acqua è un elemento vitale sia per l’esistenza sia come grande fonte di ispirazione per l’arte. Dunque abbiamo deciso di creare un bando di selezione per poesie con il tema “ACQUA DOLCE, ACQUA SALATA”, in collaborazione con l’Associazione MarEtna e la Casa Editrice Segni e Parole, con la partecipazione del Cenacolo della Poesia “Adelaide Cavallini”.

Potete scaricare il bando Qui.

Perle di saggezza di Gabriele Peccati

L’ascensore si arrampica verso il reparto di ortopedia ed io rompo gli indugi. “Ti ricordi che giorno è oggi, Nonno?” Lui mi guarda inebetito, come se gli avessi appena chiesto se si può giocare a briscola da soli. “Lo sapevo, te lo sei scordato.” Gli infilo una piccola confezione regalo nella tasca della giacca di velluto. “Dalle questa e fai la faccia da pesce lesso”. Nella stanza affollata osservo i miei due ottuagenari preferiti. Nonna è ricoverata in ospedale con il femore fratturato. È caduta da una scala mentre spolverava.

Considera l’incidente come un segno divino e passa le sue giornate a recitare rosari. Nonno si annoia a lato della sedia a rotelle. L’ho strappato di primo mattino dal bar del paese e l’ho condotto in visita obbligata alla sua consorte. Lei decide di attaccare e gli fa notare che puzza di fumo. Lui prova a negare l’evidenza.

Seguono una decina buona di minuti dedicati alle filippiche della donna. Nonno promette solennemente che bagnerà i gerani tutti i giorni e che non lascerà stoviglie sporche per casa. Poi, con uno scenografico colpo di genio, estrae il pacchetto e glielo porge. Le dice solo “auguri”. Non ha la più pallida idea né di che ricorrenza si tratti né di cosa contenga. Nonna scarta il regalo e contempla le perle. Pensa al miracolo appena avvenuto. Si chiede come abbia fatto quel cialtrone del suo uomo a ricordarsi del loro sessantesimo anniversario di nozze. Nonno si compiace per la reazione gioiosa della sua principessa. Non vede l’ora di tornare alle sue partite a carte. Mentre scendiamo le scale del nosocomio, si accende una Marlboro e mi guarda. “Mi hai salvato” mi dice. “Poi ti restituisco quello che hai speso” aggiunge. So già che non rivedrò un euro, ma sono felice. Anche con l’inganno si può accendere un sogno.

 

Gabriele Peccati

Terzo classificato al Concorso “Prospettive differenti”

Sezione B – Racconto e fotografia

 

Biografia

Nato a Milano, laureato in Economia pentito e appassionato di letteratura “hard boiled”. Lavora come contabile in ambito No-Profit e nel poco tempo libero che rimane si diletta allenando giovani calciatori in erba. La sua vera ed unica specialità è quella di inventare favole per i suoi tre “piccoli”: Giovanni, Giacomo e Davide.

Il mio ritorno di Marinella Giuni

C’è una sola luce

che accende

la mia sera.

La tua finestra

quando illumina

la casa buia.

Dimmi che anche tu

hai amato

il mio ritorno.

 

Marinella Giuni

Terza classificata al Concorso “Prospettive differenti”

Sezione A – Poesia e fotografia

Fotografia dal titolo “Il mio ritorno” di Francesca Tornari

 

 Biografia

Vive a Voghera, da sempre. E’ un’accanita lettrice di romanzi gialli e poesie. Scrive da quando è adolescente. Ha studiato psicologia all’Università di Torino. E’ appassionata di calcio e tennis. E’ dipendente del Ministero della Giustizia e lavora presso il Tribunale di Pavia.

 

Boccioli di Cristina Allacciati

Giulia aveva tre anni e un sogno. Un desiderio piccolo come la sua età, delicata rosa spuntata un giorno di primavera sotto le sue ali da angelo. Il minuscolo bocciolo mutò negli anni le sue fattezze, mostrò timidamente i suoi petali eterei, per poi esplodere in tutta la sua bellezza, dipingendosi di cremisi. Giulia voleva ballare. Sognava di muoversi leggiadra su un palco, bianca e delicata come un cigno dal collo affusolato ma rossa dentro, come la sua rosa, per la passione che scoppiava in lei ogni volta che indossava le scarpette di raso.

Giulia è ora una ragazza quasi adulta; per anni ha innaffiato la rosa rossa con dedizione e sacrifici, con audizioni andate a segno, prova del suo talento. Ma un giorno il fiore prese tristemente fuoco; lo bruciò la sua insegnante, colei che avrebbe dovuto irrigarlo più di chiunque altro. Passò la fiamma sui petali ripetutamente, finché del sogno rimase solo cenere.

«Sei bassa, Giulia. Il tuo fisico non è adatto» disse più e più volte, con uno sguardo di profondo disprezzo e superiorità «Non sei perfetta. Non ce la farai mai». A molti suoi compagni di corso non furono risparmiate le stesse umiliazioni. Ci fu chi dimagrì, diventando il fantasma di se stesso. Chi non si accettò. Chi prese a pugni la vita, trovandosi pieno di lividi.

Giulia no, lei è forte. Ebbe il coraggio di abbracciare la sua bellezza e liberarsi pian piano da quella polvere di petali che nessuno poteva riportare intatti. La danza perse ogni attrattiva, marchiata a fuoco da chi non sapeva quanto eccezionale fosse essere diverso.

Giulia ha avuto l’enorme coraggio di cambiare strada e lungo il nuovo percorso spesso si accoccola nell’erba per raccogliere nuovi boccioli. Alcuni stanno già iniziando a screziarsi di cremisi.

 

Cristina Allacciati

Seconda classificata al Concorso “Prospettive differenti”

Sezione B – Racconto e Fotografia

 

Biografia

Diplomata in lingue straniere e pubblicità, ha lavorato come giornalista.
Della vita adora le mille forme d’arte, dalla poesia ai disegni, dalla natura ai profumi. Distratta e disordinata, solo perché nella sua testa sta nascendo qualche nuova idea.

Racchiudo la realtà in angoli retti di Claudio Lepri

Racchiudo la realtà in angoli retti per esaminarla senza timore:

linee diritte per una prigione i­n cui essere al sicuro.

Ma tu mi vuoi vivo: non semplice corpo animale

nell’ombra bruciante.

 

Mi leghi ad una trama di parole

sinuose, fragili ali per accogliere la realtà.

Leggerezza suggerisci, io invece infittisco

la trama d’ali per raggiungerti, e allora cado

 

di nuovo pesante, nel quadrato divenuto gabbia.

Deluso ti cerco, come amante infedele ti cerco:

il nome s’infrange sui vetri: ti vedrò ancora spalancare parole

vissute prima di me e non ancora nate?

 

Claudio Lepri 

Secondo classificato al Concorso “Prospettive differenti”

Sezione A – Poesia e fotografia

Biografia

Claudio Lepri si occupa di comunicazione e fotografia. Partecipa a collettivi fotografici. Ha realizzato corsi di fotografia e organizzato mostre fotografiche. Nel 2015 ha vinto il premio “Paroliere fotografico” a Ferrara ed è stato premiato in due edizioni (2015 e 2016) della Maratona Fotografica di Torino. Appassionato di poesia, ha partecipato a diverse antologie

Labirinti di Elisa Crosta

 

Il riflesso del sole tra le enormi colonne è accecante. Cammino piano, la terra del sentiero attutisce i miei passi.

Sento solo il fruscio delle foglie lontane, il vento leggero tra i rami più deboli.

Ho sempre avuto paura del silenzio. La notte non ho mai temuto il buio; prima di dormire, sentivo i rumori dalla cucina, mia madre parlare, la televisione accesa, il cane al piano di sopra. La paura arrivava soltanto quando d’improvviso mi svegliavo e non sentivo più nulla.

Cerco di pensare ad altro, concentrarmi sulla meta; guardo attentamente ogni angolo del labirinto di archi. Mi prude la gola, la lana del maglione pizzica e il sole invernale preme sulle tempie. Vorrei tossire ma non posso, ingoio la saliva e continuo a camminare.

Conosco questo posto, siamo già stati qui ma oggi, per la prima volta, sono solo, tocca a me.

Un rumore, una pietra che cade, un passo. Mi volto di scatto, guardo alle mie spalle tra le colonne più vicine. Non vedo nulla. Vorrei avere accanto mio fratello, più grande, più forte. Insieme a lui non ho paura di nulla, anche in mezzo a loro.

Ma ho deciso io di andare da solo, è il mio momento. Devo essere un leone a caccia delle sue prede, un leopardo velocissimo, devo vincere. In lontananza la tana, la salvezza, la gloria della vittoria o la straziante delusione di un fallimento.

Respiro, gonfio il petto, cammino con passi più svelti e sicuri.

Attraverso deciso le ultime arcate, tra i pilastri di pietra freddi. È la direzione giusta.

Sono loro: il riflesso delle ombre sul muro di roccia, immobili. La punta di una scarpa da tennis blu. Un ultimo passo deciso, quasi senza respirare, punto le mani sulle pietre, li vedo, urlo con tutta la forza che ho “Visto Pietro, visto Mattia!”

Corro con il cuore in gola verso la tana. Oggi vinco io!

 

Elisa Crosta

Prima classificata al Concorso “Prospettive differenti”

Sezione B – Racconto e Fotografia

 

 

Biografia

Vive e lavora tra Genova e Roma. E’ laureata in Comunicazione di massa all’Università di Torino. Scrive per passione, da sempre. Ha seguito alcuni corsi di scrittura. Da poco ha iniziato a partecipare ai Concorsi Letterari, ottenendo significativi risultati.