LA LINEA BLU

La piccola Maddalena non aveva mai visto il mare. Quella mattina suo padre voleva farle un regalo. Aveva preso un permesso dal lavoro per stare con lei, l’aveva caricata in macchina che ancora dormiva e dopo un’ora e mezza di viaggio erano alla spiaggia.  

Maddalena aprì gli occhi e le parve di essere ancora immersa nel sogno di poco prima. Suo padre la posò a terra, i piedini nudi toccarono la sabbia fredda e la bambina saltellò come se scottasse. Poi, con lo stesso passo eccitato, si avvicinò all’acqua e si accovacciò goffamente, nel vano tentativo di afferrarla. Suo padre la trattenne, per evitare che cadesse, ma non riuscì a sottrarla all’onda che stava arrivando, e che le bagnò il volto e i vestiti. Maddalena si strofinò gli occhi con le morbide manine, un po’ confusa ma per niente spaventata. Anzi, non appena la stretta del padre si allentò un poco, ritentò nell’impresa di abbracciare quell’immensa massa d’acqua e questa volta ci riuscì, finendoci a capofitto. Allora pianse, ma solo per qualche istante, perché suo padre la prese subito fra le sue braccia e la cullò, sussurrandole all’orecchio parole incoraggianti. Quindi la posò di nuovo a terra, in piedi sulle sue esili gambe, e le prese la mano. Insieme a lei restò immobile a contemplare l’orizzonte.  

Maddalena era ancora troppo piccola per capire cosa significasse appartenere alla riva opposta del mare, arrivare da tanto lontano e cercare il proprio posto in una terra straniera, trovarlo a fatica e lottare per mantenerlo.  

Sorrideva, Maddalena, guardando incantata il punto in cui cielo e mare si toccavano, e non poteva sapere che oltre quella linea blu c’era qualcosa, c’era il passato. 

Sorrideva, l’uomo, guardando la bambina, e in cuor suo sapeva che lì, proprio nelle sue mani, c’era il futuro. 

 

Marianna Vitale & Filippo Drudi 

 

Secondi Classificati al Concorso “Finestre sul mondo”

Sezione B – Racconto e fotografia

 

 Biografia

Marianna Vitale (classe 1993),  riminese, ha pubblicato due romanzi per ragazzi, è laureata in Culture e Tecniche della moda e attualmente frequenta un Master in Sviluppo Creativo e Gestione delle Attività Culturali. 

Filippo Drudi è un fotografo nato a Rimini nel 1985. I suoi progetti “Chimere Urbane” e “I numeri non esistono” sono stati esposti presso i festival fotografici SiFest OFF e  Fotocontronti OFF. 

Menzione

È la sfida dell‘esistenza raccontata in poche, essenziali, righe. Il mare, l’acqua gigantesca e accogliente sublima la serena accettazione della finestra sul futuro. La linea dell’orizzonte solo in apparenza segna un confine. Per l’autore le frontiere sono sempre mobili ed esili, per il lettore un percorso libero che lo stimolerà  a riflettere sulla drammatica ed egoista società contemporanea.  

 

SEGNALAZIONE USCITA – Quando andavo in bicicletta

Titolo: Quando andavo in bicicletta
Autore: Anna Pasquini
Genere: Racconti
Editore: Associazione Akkuaria (Link Acquisto)
Data di pubblicazione: Marzo 2018

Biografia Autore

Anna nasce nel 1979 a Roma, dove vive e lavora. Si diploma al Liceo Classico e poi si iscrive alla Facoltà di Lingue e Civiltà Orientali alla Sapienza, scegliendo il Giapponese come lingua quadriennale. Durante gli anni di Università fa diverse esperienze lavorative in vari settori e a contatto col pubblico, anche negli Stati Uniti, che le offrono interessanti spunti per i suoi racconti. Dal 2017 partecipa a numerosi concorsi letterari nazionali, ottenendo discreti risultati. Attualmente lavora come Assistente del CEO presso un’importante industria spaziale. E’ finalista al Concorso “Finestre sul mondo”.

Dalla prefazione

L’ambiente intorno al quale i personaggi di questo racconto agiscono e si muovono è quello della città di Roma, dove l’Autrice vive, ma non quello storico del mondo classico. Nessun riferimento a monumenti, chiese o piazze che neppure incidentalmente appaiono nei racconti ma semplicemente a qualche espressione tipicamente romanesca. Analogamente i personaggi non sono quelli storici dei tempi dei Cesari né quelli dei Papi o dei Savoia di primo impatto ma quelli popolani dei nostri giorni e che tutt’al più risalgono al periodo dell’ultima guerra. Anche gli argomenti di ogni singolo racconto sono ancorati alla nostra epoca e trasmettono modi di pensare e di agire tipicamente recenti e sono intrisi di umanità popolare, istintiva e non stantia, per niente permeata da melense romanticherie moderne basate sul sesso o su barbose considerazioni di tipo religioso politico e morale.

FAGGETA

Suoni di bosco 

come in cattedrale: 

raccoglimento 

 

Diego Baldassare 

Secondo Classificato

Sezione A – Poesia e Fotografia 

 

Biografia

Diego Baldassarre è nato a Roma il 4 luglio 1969 e vive sulle colline di Pistoia. Ha all’attivo diverse pubblicazioni e ha ricevuto diversi premi, tra cui una menzione speciale al Premio Giorgio Caproni 2016. 

Menzione

Rendere in versi il silenzio: è ciò che ha fatto il poeta. La magia in questa composizione sta nell’equilibrio delle lettere scritte e di quelle indotte. Ciò si mostra attraverso l’immagine, è l’emozione più profonda quando si è immersi nella natura. Un silenzio metafisico, che si trasforma in brivido, in un lessico tematico simbolico e metaforico. Frutto di un’ispirazione trascendente poetica e umana nel medesimo tempo. 

 

 

UNA FINESTRA A NEW YORK

New York ha milioni di finestre. Nelle passeggiate pomeridiane sulla High Line che serpeggia fra le case all’altezza dei primi piani, amo osservarne una, priva di tende, con vetri quadrati incorniciati da infissi neri. Intravedo un salotto, un tavolo in legno, un divano con cuscini colorati e un’alogena che diffonde una luce soffusa. Vedo spesso un bambino girato di spalle. Avrà una decina d’anni, capelli castani, corporatura esile. Disegna o scrive, forse fa i compiti; a volte si sposta nella stanza camminando o saltellando in un gioco solitario. Sembra un piccolo elfo. Prima di arrivare al punto in cui scorgerò la finestra, gioco a indovinare se lo vedrò o se la stanza sarà vuota. Una volta era affacciato, il viso tra le mani, i gomiti appoggiati sul davanzale: osservava distrattamente le persone che transitavano. Sembrava non vedere nessuno, aveva l’espressione annoiata, ignaro che una vecchia signora lo stesse guardando. Poi si girò e riprese a disegnare. Vorrei sedere con lui sul divano dai cuscini colorati; gli racconterei storie di re e regine, di fate e streghe, accarezzandolo sulla testa dai capelli lisci e sottili. O forse sarebbe lui a raccontarmi strane storie di eroi che non conosco. David. Lo chiamo così e, mentre passeggio, dentro di me, parlo con lui, immaginando di tenerlo per mano. È un bimbo solo in una grande casa e ne percepisco l’infelicità; forse i genitori sono al lavoro e la colf impegnata altrove. O David è, al contrario, un bimbo felice e non ne vuol sapere di racconti ammuffiti. Forse l’infelicità che avverto è la mia, ma non mi abbatto: ogni pomeriggio, passeggiando sulla High Line, ho un appuntamento con la finestra di David. Sogno che mi saluti e gridi, aprendo i vetri: “Vieni, nonna Iris!”

Aurelia Rossi

Prima classificata al Concorso “Finestre sul mondo”

Sezione B – Racconto e fotografia

Biografia

Nata a Cremona, è psicoterapeuta. Insegna psicologia dinamica presso la Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica di Ravenna (sezione staccata di Mantova) e presso il Centro di Psicoterapia Psicoanalitica di Calvatone (CR). Ha pubblicato vari libri.

Menzione

Una visione che è un percorso, breve e significativo, condotto nella penombra dove i contorni netti sfumano nella luce soffusa. Un bambino che è anima dell’esistenza, caratterizzata da questo procedere nella mutabilità incessante dell’essere e dell’esistere, della rivelazione e dell’offuscamento, un’incertezza simbolicamente incarnata nel suo divenire, costante sogno. È la magia della scrittura che si innerva in queste righe nelle quali il vero e l’illusione diventano indistinguibili.